Pietro Meneghin e la sua vita dentro e fuori dal campo L'ala del Guerriero si racconta: «Bello tornare a giocare dopo essere rimasti fermi per tanto tempo»

da | Nov 5, 2021 | Home, Squadra Senior Maschile, Unione Basket Padova | 0 commenti

Più di un anno senza mai disputare una partita ufficiale. La pandemia, lo stop al campionato di C Gold, la decisione del BAM di non iscriversi al torneo che sarebbe ricominciato a marzo. Il resto della storia lo conosciamo: la sinergia con l’UBP, che la scorsa estate ha portato in dote anche Pietro Meneghin per la nuova squadra affidata a Fabio Volpato. Ala di 24 anni, ma già con diverse esperienze inserite nel proprio bagaglio, “Mene” non ha avuto problemi ad ambientarsi al Guerriero. Sarà perché aveva talmente tanta voglia di ricominciare, sarà perché la sua multidimensionalità (può essere schierato da 3 o da 4, spalle a canestro o sul perimetro) è tornata subito utile agli equilibri di gioco dell’Unione Basket Padova.       

Come è stato riprendere a giocare dopo la sosta forzata a causa del Covid?

«In una parola: bello. Già scendere in campo per la prima partita di campionato è stato qualcosa di emozionante, anche perché gioco a basket fin da quando ero piccolo e non mi era mai successo di stare fermo per così tanto tempo».

È stato facile trovare l’intesa con coach e compagni di squadra?

«Ho trovato un gruppo di ragazzi davvero fantastico con i quali riusciamo a scherzare e riderci sopra anche nei momenti negativi. Coach Volpato è una persona seria, che interpreta il suo ruolo con professionalità: può vantare una grande esperienza e dispensa sempre consigli preziosi»

Finora i risultati sono stati positivi, ma sotto il profilo del gioco ritieni che l’Unione possa ancora migliorare?

«Possiamo e dobbiamo migliorare. Stiamo ancora approfondendo la nostra conoscenza, il nostro modo di giocare. Avevo già giocato insieme soltanto a “Benfa”, sto imparando a capire come si comportano i miei compagni di squadra in campo».

Sabato sera sarai l’ex della gara, che esperienza è stata quella di Bassano dopo le giovanili al Petrarca?

«Ho sperimentato una delle esperienze più importanti della mia vita, che mi ha fatto crescere in senso cestistico e dal punto di vista umano. Ho potuto vivere insieme ad altri ragazzi, un po’ più giovani di me, nei confronti dei quali sono stato chiamato a prendermi le mie responsabilità, soprattutto nel mio secondo anno a Bassano. Eravamo quasi dei professionisti: ci allenavano sei a volte settimana e giocavano nel weekend. Rifarei tutto altre mille volte: mi è servito a crescere come persona, a relazionarmi meglio con altri ragazzi animati dalla mia stessa passione».

Oltre a giocare a basket, sei uno studente di scienze motorie. Come si concilia sport e studio?

«Dopo aver conseguito la laurea triennale sono riuscito a entrare alla magistrale di scienze motorie all’Università di Bologna, che fortunatamente mi permette di seguire i corsi online. In questo modo riesco anche ad allenare a Camin un gruppo misto di Esordienti con qualche Under 13. A breve, inoltre, dovrei ricominciare le lezioni del corso di istruttore minibasket».

Che sensazione si prova ad essere fidanzato con una giocatrice di basket?

«È una relazione speciale. Ho conosciuto Claudia (Castria, ndr) tramite amicizie in comune e abbiamo scoperto di condividere entrambi l’amore per il basket. Stare insieme a una ragazza che pratica uno sport di squadra vuol dire tanto: solo lei può comprenderti quando il giorno di San Valentino devi andare ad allenarti. Trascorriamo insieme ogni weekend andando a vedere le partite l’una dell’altro. Anche i miei genitori, Ezio e Monica, facevano pallacanestro, quindi sanno cosa significhi. Devo ringraziarli perché è grazie loro se ho continuato a giocare e a considerare lo sport come una passione e un impegno da portare avanti».

* CREDIT FOTO UBP 

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